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Paolo Folchitto

Photography & Digital Art

“L'immobilità della Foto è come il risultato di una maliziosa confusione di due concetti: il Reale e il Vivente.”

Roland Barthes

Il mio passato, il mio presente

Ho iniziato la mia attività, come tutti, come fotoamatore con la passione della sperimentazione, non ho mai frequentato scuole o accademie, la mia scuola era la mia soffitta dove si cumulavano notti insonni trascorse nello studio delle infinite tecniche creative. Passato all'ambito professionale ho avuto modo di prestare le mie esperienze nel campo dell'arte, lavorando per varie Sovrintendenze alle Belle Arti, fotografare il mondo collaborando con importanti testate quali National Geographic, FMR Franco Maria Ricci, Domus, Pentagono, Electa e molti altri. Ho avuto la fortuna di esporre in numerose gallerie d'arte. Roma, Milano, Londra, Boston e San Francisco. Un ricordo bellissimo lo riserbo al quel periodo in cui fui mandato in missione per scopi editoriali a esplorare i mari più belli del pianeta, in Sudan, Antille, isole Marshall, Giordania, Caribe per fotoreportages inerenti la documentazione della vita sottomarina.

Esperienze

50 anni di esperienza mi hanno donato la capacità di poter vedere il mondo circoscritto in un rettangolo virtuale. Avere la capacità, senza alcuno sforzo di osservare il mondo in bianco e nero o colori reali o variati, produrre creazioni irrazionali. A partire dagli anni '90 mi sono appassionato alla digital art, argomento discusso dai puristi della fotografia tradizionale. Fusione di immagini, creazione di mondi astratti misti a sentimenti onirici. Al momento non mi definisco fotografo, bensì artista, abbandonando quasi completamente, vuoi per scelta, vuoi per decadenza dei costumi, i mitici lavori su commissione. Mi piace giocare con le luci con forte sottoesposizioni, creare forme spesso invisibili a coloro che non hanno la volontà o l'allenamento di applicare una sana forma di pazzia nei confronti del mondo che ci circonda. Passione mista a esperienza, nulla più.

Fine Art

La principale differenza tra la fotografia Fine Art e la fotografia editoriale racchiude l'arte raffinata della composizione, tutto ciò che include il meglio delle abilità creative, qualcosa che si fa per te stesso senza previo incarico da parte di un potenziale committente, senza altro obiettivo se non il piacere personale della pura creazione. La fotografia editoriale è richiesta da un cliente, un periodico, un'agenzia o una società che necessita di immagini pubblicitarie. È un lavoro commerciale limitato all'interno delle linee guida create esclusivamente dalla propria sensibilità. Un occhio poco esperto difficilmente noterebbe una chiara differenza tra le varie tecniche. Ci troviamo ad affrontare una soggettività molto sottile, in realtà è lo stesso fotografo a battezzare un'immagine come Fine Art. Tutto inizia da uno stato d'animo particolare vissuto al momento del congelamento dell'immagine.

Architettura

Potrà accadere che la fotografia architettonica, concepita nel suo processo compositivo, diventi paradossalmente importante quanto, e forse di più, dell’architettura stessa con la conseguenza che l’immagine, soggetta all'interpretazione del fotografo, possa sostituire senza troppi problemi la realtà. Nella mia concezione la fotografia architettonica propende ad una ricerca tendente più al dettaglio che all'insieme, decontestualizzare linee e forme dall'interezza del progetto architettonico crea un’opera d’arte nell'opera d’arte. Forse una deturpazione dell'opera nel suo concepimento originario.

Shapes - Forme

Colui che vive nel mondo della fotografia subisce nel tempo e nell'esperienza una sorta di metamorfosi nei criteri di osservazione, fino a deformare le proprie percezioni visive, vivere ogni situazione imprimendo quotidianamente nella propria retina migliaia di immagini già mentalmente elaborate nei loro schemi in frazioni temporali impercettibili. La zona creativa del nostro emisfero destro tende a programmare una sorta di mutazione spontanea dell'immagine.

Ritratti in Nero

La tecnica di ciò che uso chiamare Ritratto in nero è estremamente semplice. Il primo passo da compiere consiste nell'approccio con la persona che si incrocia camminando o in qualsiasi situazione di contatto visivo, dove il mio occhio prova interesse in volti ed espressioni meritevoli di una ripresa fotografica. Ho sempre insegnato che, con la gentilezza, nella richiesta difficilmente ottieni una negazione. La timidezza non deve esistere. Tale tecnica fotografica, sembra uscita da studio di posa, in realtà è creata quasi dal nulla: una strada abbastanza larga che abbia un lato ombreggiato, il riverbero del cielo che funga da un grande “bank naturale” e soprattutto quel nero assoluto ottenibile con estrema facilità. Trovate lungo la strada una qualsiasi apertura quale un portone senza luci o cortili di fondo, un negozio deserto, basta chiedere al proprietario di spegnere ogni fonte luminosa per pochi secondi… avrete in questo modo una situazione esposimetrica che rasenta 8-9 steps di sottoesposizione tra figura e sfondo. Il soggetto da ritrarre dovrà posizionarsi sulla soglia dell’apertura. Piccolissimi chiarori del nero verranno annullati in post-produzione. Un’altra abitudine che perseguo da anni: in tasca un metro circa di alluminio da cucina ripiegato, un ottimo elemento riflettente per schiarire le ombre.

Astrazioni - Digital Art

La Digital Art è la forma d'arte realizzata con mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: il monitor sostituisce il pennello che cede il ruolo al pen tablet, i pixel vengono modellati seguendo l'estro dell'artista. E' la mente, il pensiero, la ricerca che creano l'opera. Il fine tende a realizzare un'opera che trasmetta un messaggio molto forte, un sogno, è prevalentemente l'imprinting onirico che mette in atto la creazione. Spesso la casualità crea forti sensazioni. Non critichiamo questa casualità, l'abilità è leggerla e giudicarla provando emozioni.
Ogni opera è frutto di stratificazioni di varie immagine elaborate con la tecnica della fusione, infiniti parametri che danno vita a qualcosa che l'occhio non potrà mai percepire nel mondo reale.

Interiors

Sfruttare la manualità senza alcun uso di stativi o di luci aggiuntive di riempimento. L'ortogonalità delle forme si basa sull'esperienza, proiettare mentalmente un punto visivo virtuale sul fondo della scena, immaginare se stessi appoggiati sulla parete di fondo, l'altezza del proprio occhio, puntare l'asse ottico della fotocamera sull'occhio virtuale; le verticalità saranno rispettate, una linea retta che traversa l'intero ambiente, invisibile a chi non inserisce il proprio animo nel "teatro" che riempie i nostri occhi.

Testimonianze

fine art45%

potrait20%

architecture40%

abstractions29%

urban55%

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Published photos

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